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April 27
La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia!
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“Pensieri notturni di un viandante solitario”
E scrivo di te, che nemmeno conosco,
di tè,
che il cuore ti rubarono tanto tempo fa.
Fatichi a tirare avanti senza voltarti indietro e rimembrare
quel viso, quelle parole, quell’espressione.
Tutto è confuso,
tutto è perduto nell’apatia lenta e silente del tempo che fu.
Della tua voce, non conosco la melodia,
degl’occhi tuoi il colore nego, solo immaginazione,
solo pazzia della mia maledetta prosa per colei che non rammento.
E scrivo di te, leggero pensiero che urla nella notte,
di te,
che vorresti essere ascoltata e compresa da qualcuno
o qualcosa che risposte non detta.
Te, fievole soffio rimasto di un uragano, tanto forte, quanto smarrito di quel che resta.
Tutto è confuso,
tutto è perduto nell’apatia lenta e silente del tempo che fu.
Ma se l’anima mia giunge a te!
e per te! che scrive il mio pensiero,
io che ho udito quel fievole sospiro di una nostalgia, che nessuno vede, che nessuno ascolta.
Tanto simile alla mia, l’anima tua per quel che sento.
Forse domattina, riprendendo il mio cammino perirai
Fra i miei tanti ieri.
Ma di certo per una notte, la mia musa!! come altre ancor prima…
ed altre ancor ne verranno,
a distrarmi dalle mie ombre lontane,
a dissuadermi dal mostrare solo la maschera che porto
e non il viso mio.
Rimembra di un viandante solitario, che per un istante ha udito
La tua voce nell’oblio,
e a cercato di carpirne ciò che urlava silente.
Perdona se con queste stringhe ho provato ad alleviare
L’anima tua!!
Perdona la mia incapacità di esser simile a tutto il mondo.
Ancora so sentire! riesco ad ascoltare la tacita melodia di una voce che non conosco nemmeno.
Francesco P
X Glenda April 17
Occhi che sfuggono, e sfuggenti fuggono oltre.
Passeggio mite e funesto, pensando a cosa…, a dove sarà,
cosa farò sé la dovessi incontrare ancora, parlarle ancora,
ed ancora resto ancorato al suo ricordo, a quello sguardo ormai perduto
nella lontananza che inevitabilmente divide questo da quello,
il cielo e la terra.
I suoi occhi non scintillano più,
immergermi non mi è più permesso,
perche tra questo e quello l’abisso ci divide.
La mia dannazione resterà impressa nel mio sguardo
Che incrociarono lo quello vitreo di lei quel dì.
F.P. December 01 Col passar del tempo tutto mi è difficile trattenere, tutto sembra evanescente ed astratto...col passar del tempo.
Dorme il mio cuore ancora una volta, dorme ed non rammenta…non rammenta più.
Quegli scalpitii di un racconto lontano sembrano esser sperduti…li ho perduti.
Ho smarrito l’anima mia, ancora…ancora una volta, per l’ennesima volta.
Quei sussurri volteggianti ancorati oggi a quel che sono adesso.
Non volteggiano più, non svolazzano più su del mio naso.
Acchiappali! Prendili! Adesso! ... ma ché… tutto sfuma ennesima fumata nera.
L’accordo è lontano, e lontano son io allo stato attuale ed i miei lontani pensieri. November 03
Traslucida pelle di glabro sembiante, mi piace leccare gocce salate mordendo vene ormai vuote. Sa di schiavitù stroncata il tuo sapore sulle mie labbra, uomo annullato occhi vitrei piangono argento. Dolci ferite di sadico amaranto sentire. Sensuale ribrezzo le tue ossa sporgenti, chiaro riverbero di eterna condanna il marchio di Teiwaz1 sul mio corpo violato. Chirurgica tossisco microtraumi gocciolanti autolesioni volontarie, vorrei non posso fermarmi.
Zwillinge heraus!2 Perché? Perché stanno chiamando noi? Non lo so... non so più niente...
Frementi di liquore speziato escoriano i miei polsi con ferro rugginoso, inebriata dalla vita dei loro corpi maschi mi trascinano violenti fuori dalla cella. Azzannarvi gonfi di gemiti respirate terrore nel buio di questi cunicoli senza nome odiate desiderate me donna perfetta nutrita dal sangue di molti. Ad ondate istinti di bestia. Camminiamo fiochi nella luminescenza di una lampada al kerosene, l'eco dei nostri passi ottenebrati rimbalza da una parete all'altra... Incontro al mio destino maledetto, occultato fra lembi morti di memoria.
Ci rasano i capelli... bambini e bambine... Vogliono farci gli occhi blu. Dicono che da lì non si esce. Gli esperimenti. Ci usano. Non voglio... non voglio morire... mamma... Se piangi ti bruciano subito.
C'è odore di supplizio, qui. Metri cubi di terra sopra la testa, l'arena sotterranea di Mauthausen pullula di anime anelanti giustizia. Li vedo, lassù, dietro il vetro. Benvenuti, marziali bastardi. Occhi su di me morte in lattice e pelle nera, vagamente sadomaso il mio cranio rasato i miei sfregi in bella mostra... Sono ancora una cavia perfetta. Retrogusto di Zyklon -B3 se vi guardo oh Dio quanto odio... Sono morte che si prostituisce infetta ed oscena davanti ad ufficiali affamati del nulla in vendita. Voraci di sangue a litri sulle pareti sulle loro fottute divise sulle loro coscienze incrostate d'infamia. Brillano le mie falci d'acciaio cromato. Niente del mio nome. Solo questo sul braccio, ZW252875. Guardate e godetemi figlia del vostro orrore perverso.
Voi due no. Voi due rimanete qui.
Gli occhi celati da lenti protettive, due SS avanzano stringendo lanciafiamme roventi, profondo roboare l'inferno domato fra le loro mani guantate. Febbre al cervello sfiorata dal fuoco fluisco veloce, azionano radiazioni parallele congiungo le dita in letale preghiera voglio il vostro sangue mi getto fra loro rischiando la cenere ribaltandomi a terra spalanco me stessa in abbraccio lacerazione polpa recisa sego ossa in pori vermigli caldo liquore sul viso in intenso ventaglio poi in piedi, do le spalle a loro gambe in pezzi. Scorticate le loro gole per dolore ormai folli. Mi volto. Strisciano sulle braccia inondando il pavimento di dolce fluido in rapida coagulazione, sorrido mesta di loro agonizzanti in profonda emorragia. Stillare denso nella grata buia ai miei piedi, scorro con lo sguardo il pavimento in lieve pendenza sorda alle urla, solo adesso incontro quello sguardo sprezzante dall'alto. Sorride post - orgasmico verso me sua creatura dannata, annuisce soddisfatto ai miei bisogni.
Succedono cose strane... Ci sono i mostri sotto terra.
Uno di loro mi spetta di diritto. Piccole fottute SS in pezzi. Raccapriccio dietro lenti spaccate vedendomi avvicinare in rictus satanico. Indietreggia sui gomiti dimentico dei monconi vermigli che sono gli arti inferiori, quasi incapace di respirare lo blocco fra le cosce palpita viscida vita sotto di me che non sono più io sfioro di lama la gola un rivolo scende lecco piano succhio lenta ferisco denti di falce bacio puttana vene aperte cassa toracica stride sotto la mia dolce violenza non occorre molto per morire indolente nella mia meravigliosa maledizione.
"E così sei tu la figlia di Tyr, dea della guerra campione dell'Impero... Almeno per ora." Mi coglie alla sprovvista il sussurro metallico nella cella accanto alla mia, assopita nella spossatezza del mio sanguinoso esistere ho creduto in un sogno. Non sapevo di avere compagnia. "Be', non sei esattamente come loro vorrebbero... L'eco del tuo dolore e della tua vergogna impregna la pietra fino a farla sanguinare."
Dicono che la terra sanguini!
"La tua voce... mi sembra di conoscerla. Sei nuova?" Ride brevemente, un suono cristallino che mi arroventa i ricordi violentando lo stomaco di buia adrenalina. "Come te, suppongo. Da quanto sei qui sotto?" "Non lo so, perdi il conto dei giorni quando non vedi la luce per tanto tempo." Sento grattare brevemente la parete muschiosa alla mia destra, poi una pietra rientra incerta liberando un varco di pochi centimetri. Sensazione di dejà - vu. Mi accuccio immediate le sue iridi nelle mie. Irreali.
Vogliono farci gli occhi blu...
A volte la sento piangere. Nella mia non vita alterno attimi di tenebra e coscienza, spesso mormora parole affievolite dal dolore... soffre molto. Non so perché. E' stata trasferita solo di recente in questo braccio, come me parte del programma eugenetico. Mi ha confidato di vedere delle "cose"... come il nastro nero che li lega all'abisso cui ci hanno vendute. Lo vediamo entrambe. Sprazzi di luce opaca che offusca per istanti i loro gesti, balenare repentino di zanne demoniache. Mi sussurra il suo inferno, come un prezioso segreto da condividere. Alcune notti è più forte, ingloba i resti della mia anima ha detto poco fa guardandomi attraverso l'apertura. Ho chiesto se anche a lei hanno tatuato qualcosa addosso. Mi ha mostrato carne rossa nella cicatrice regolare di un Wolfsangel4, sul fianco. "Vorrei morire in una notte di luna piena, come questa."
Non voglio morire... mamma...
Mi chiedo come possa saperlo. Silenzio. Geme lievemente, a lungo. "Fa male se la luce non filtra." Un momento. Eco di stivali, sono parecchi e stanno venendo per una di noi. O per entrambe. E' tempo di bruciare..?
Vomito via brandelli di coscienza mentre storpiata dalle loro percosse giaccio in catene i polsi sopra la testa. Odio la mia immortalità grondo sangue e sudore fra labbra spaccate e setto nasale deviato in lenta rigenerazione. Perché oh Dio perché? Impronte violacee di croci sul mio corpo ovunque deturpata ho bisogno di nutrirmi per riavere me stessa... scivolo e riemergo dalla caligine di ferocia mi hanno scopata impotente sotto la minaccia di sacri simboli in fiamme ombra di me stessa temo so cosa mi attende quando abbastanza affamata mi getteranno nell'arena. La mia notte.
Promettimi che non ti lascerai mai piegare. Promettimi che qualsiasi cosa accada non dimenticheremo.
C'è solo il pavimento. Nient'altro che pietra e sangue rappreso a millimetri dal mio respiro congelato. Involucro di ematomi rabbia e fame vogliono sperimentare la mia resistenza. La pelle della mia divisa da combattimento è indurita dalla sporcizia, ha tanto l'aria di un'esecuzione spettacolare questo mio essere gettata impotente alla gogna.
Almeno per ora. Dea della guerra almeno per ora.
Mi metto in ginocchio in tempo per vedere lei avanzare splendida e terribile, riconosco i suoi occhi d'azzurro malato e liquefatto voglio ancora tempo per mettere a fuoco ogni cosa. Luce lunare attraverso una vasta botola mai aperta prima nel soffitto, forma una pozza abbacinante penso al lamento funebre di Selene in questa squallida notte. Mi fissa con occhi colmi di ferale tristezza. Ghiaccio ed arsenico nelle mie vene. Sadico stupro nel profondo mentre riconosco i miei nei suoi lineamenti. Non ho bisogno di leggere il suo numero sul braccio. Frammenti di ricordi scivolano attraverso il fango dell'anima, aspro ringhio dall'alto che ci ordina di morire. Avanza incerta verso la melma riflessa delle stelle. Incresparsi sottile la sua pelle cerea, avverto mutamenti sotterranei in lei che ingobbisce merda i suoi occhi i suoi occhi non sono più gli stessi ciuffi neri ispidi sbocciano slabbrando epidermide sanguinante, vene bluastre pulsano sui dorsi delle mani stringe un lungo piolo di frassino uccidere o morire... Gonfia di pianto mi faccio incontro sfodero lame d'argento leggende letali noi una contro l'altra, basta un istante mi colpisce alla mandibola trasuda odore di bestia zanne vermiglie affondano nel braccio, poi infligge ancora mazzate su me che indietreggio inerte piange le blocco in aria il polso. La cerco nel profondo di quelle iridi pastose. Condensa fra i nostri visi inumani a centimetri. Ginocchio nello stomaco guaisce piegata mano sul cranio spingo la nuca contro la parete, il setto nasale si frantuma siamo ancora più simili soffoco conati e languore alla vista del suo sangue cade di schiena la mia occasione..? Puoi fare meglio di così ringhia sventagliando gramaglie, scatta in piedi arcuando innaturale la schiena con forza cala il piolo sul gomito sinistro gemo restituendole ogni colpo lividi ormai i nostri corpi, la ferisco più volte combatto lei e me stessa in quel viso gemello ora immobile a terra le mie lame alla sua gola, frassino acuminato contro il mio cuore. Rovistiamo anime attraverso sguardi accesi, brace negli occhi iniettati di sangue e metilene blu. Così facile lasciarsi andare, liberare il mio peso su lei che morte implora, lasciare che legno e metallo mordano le nostre carni, bruciare entrambe sublimate da dolce assassinio... Guardami. Freddi i nostri corpi morti. Fredde le anime dannate di loro lassù, mani sul vetro col fiato sospeso. Guardami.
Promettimelo. Qualunque cosa accada. Non ci avranno mai.
autrice Francesca Cavallero |
Anche stanotte la civetta ha lanciato il suo grido, il suo modo per presagire sventure a noi uomini che pensiamo che con la nostra fine finisca anche la vita della terra.
Molti di noi però non muoiono ma rimangono vivi tra di noi come spettri d’un ricordo lontano o come reminescenze di una vita passata tra dolori e sofferenze. E’ il caso dei vampiri legati al demonio con un patto di sangue.
Essi sanno essere dolci e terribili allo stesso tempo, sanno farti innamorare con la loro austera bellezza. Sono i fantasmi dei nostri desideri terreni, delle nostre paure e dei nostri incubi.
I vampiri: imprigionati nel loro corpo eternamente giovani, o eternamente bambini. Eternamente racchiusi in un involucro di sembianze mortali che scatenano su di noi la loro immorale sete di sangue.
Sono creature immortali e algide, di bellissime sembianze. Secondo la leggenda infatti il sangue rende giovani!! Tuttavia non sono felici, poiché non possono vivere veramente la vita ma solo fuggire di epoca in epoca lasciandosi alle spalle cuori infranti e odio.
Non possono conoscere l’amore, poiché se lo conoscessero la loro esistenza finirebbe nel tentativo di non far soffrire il mortale amato.
E se esistesse un modo per “svampirizzare” i vampiri? Forse c’è, poiché sono convinta che il vampiro in realtà è un uomo o donna incatenato al demone del sangue. Basterebbe forse far prevalere la natura umana su quella vampirica, ma bisognerebbe altresì superare il timore per quegli esseri.
A tutto c’è una cura a questo mondo, il male e il bene sono come due atomi scissi, sono venuti dalla stessa entità e per questo ad ogni malattia c’è rimedio, ad ogni crimine c’è una pena (forse) ed per ogni vampiro c’è chi lo fa tornare umano.
Anche stanotte la civetta ha lanciato il suo grido.
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